Domenica 29 marzo Lettere a Bernini, al Teatro Vascello (via Giacinto Carini 78).
La notizia della morte di Borromini travolge Bernini e incrina per sempre il modo in cui guarda il suo rivale di una vita. Lettere a Bernini racconta proprio questo momento di svolta: un dialogo immaginario che attraversa chiaroscuri, intuizioni e memorie, restituendoci due artisti capaci di reinventare Roma e lasciare un segno che ancora oggi ci riguarda.
Programma
- 15:30–16:30 — Incontro introduttivo a cura di Eleonora Canini (architetto storico‑critico e conservatore). Un’occasione per avvicinarsi con chiarezza al mondo di Bernini e Borromini: due giganti che abbiamo sempre visto contrapposti… ma è davvero così? E se sì, perché? Un momento che apre lo sguardo anche sul mondo del teatro e rende la visione dello spettacolo ancora più viva.
- 17:00 — Inizio dello spettacolo (durata: 75’).
La partecipazione all’incontro è gratuita.
Il biglietto per lo spettacolo ha un costo ridotto di 18,00 € per chi parteciperà all’incontro.
Prenotazioni
Per prenotare o per qualsiasi informazione puoi inviare un messaggio WhatsApp/SMS al 349 316 7226.
LO SPETTACOLO
Lettere a Bernini

di Marco Martinelli, in scena Marco Cacciola, disegno luci Luca Pagliano, scenografia Edoardo Sanchi, musiche originali e sound design Marco Olivieri, tecnico audio Paolo Baldini, realizzazione immagini video Filippo Ianiero, ideazione Marco Martinelli, Ermanna Montanari, regia Marco Martinelli, coproduzione Albe / Ravenna Teatro – Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale – Durata 75′
Ringraziamenti a Valerio Apice, Assunta di Sante, Gianfelice Facchetti, Giovanni Gardini, Massimo Pellegrinetti, Martina Pisoni, Simona Turriziani e a Melania G. Mazzucco per una citazione dal romanzo L’architettrice (Einaudi, Torino 2019)
Lettere a Bernini si svolge interamente in un giorno d’estate dell’anno 1667, esattamente il 3 agosto.
In scena, nel suo studio di scultore, pittore e architetto, il vecchio Gian Lorenzo Bernini, la massima autorità artistica della Roma barocca, è infuriato con Francesca Bresciani, intagliatrice di lapislazzuli che ha lavorato per lui nella Fabbrica di San Pietro e che ora lo accusa, di fronte ai cardinali, di non pagarle il giusto prezzo per il suo lavoro. Nell’infuriarsi con la donna, Bernini evoca l’ombra dell’odiato rivale, Francesco Borromini, il geniale architetto ticinese. Un’evocazione ‘in absentia’, al pari di quelle dei suoi allievi, ai quali Bernini si rivolge, discutendo con loro, mettendoli in posa, facendoli recitare nelle commedie da lui scritte e dirette, perché imparino a incarnare gli ‘affetti’, i sentimenti che dovranno trasferire nel marmo. Quando, poi, giungerà la notizia inaspettata del suicidio di Borromini, la furia cederà il passo alla pietas: per la tremenda depressione che aveva colpito il rivale in quegli ultimi anni e, al contempo, per l’incessante guerra che gli artisti si fanno, tutti contro tutti, per il loro ‘sgomitare sotto il cielo’, come direbbe Thomas Bernhard. Travolto da quella pietas, Bernini giungerà a riconsiderare l’opera del collega, riconoscendone l’alto valore. Chi può comprendere fino in fondo la grandezza di un artista? Il suo rivale. Il suo avversario. Il suo simile.
Attraverso una drammaturgia in cui la voce monologante dell’attore e quella di Bernini si rincorrono e sovrappongono senza soluzione di continuità a generare sulla scena, come scolpendo nel vuoto, presenze, figure e ricordi, l’opera di Martinelli ci mostra un Seicento che parla di noi, sospeso tra il secolo della Scienza nuova e l’attuale imbarbarimento, sempre più incombente.















































