Verso il T- Challenge 2025/26

CEDAC – Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo Sardegna ha affidato a Casa dello Spettatore il coordinamento dei lavori della giuria popolare nell’ambito della quarta edizione del concorso T-Challenge 2026. Per la formazione dei giovani giurati, provenienti dalle stesse scuole impegnate nel concorso teatrale, è stato organizzato un percorso di visione a cura di Casa dello Spettatore, che propone l’incontro e la discussione di tre spettcoli: due all’interno della rassegna organizzata dal CEDAC “Il Terzo Occhio” – Ottantanove e Quasi una serata – e uno – La supplente – in matinée per le scuole. Tre tappe di avvicinamento allo svolgimento dei lavori della giuria popolare.

Far parte di una giuria è un’esperienza che aggiunge alla condizione dell’essere spettatore la necessità di esprimere pubblicamente un giudizio individuale all’interno di un gruppo di pari. Cosa significa, quindi, essere un giurato e come si interpreta questo ruolo?
CEDAC in collaborazione con Casa dello Spettatore propone alle studentesse e agli studenti degli istituti coinvolti nel T-Challenge 2024 di partecipare alla costituzione di una giuria popolare a cui verrà destinato un ciclo di incontri preliminari e successivi alla visione degli spettacoli. Durante gli incontri si costruirà un dialogo aperto e libero con i contenuti, le forme e i linguaggi della scena, per fare in modo che il verdetto della giuria sia sintesi e conclusione di un percorso di avvicinamento al teatro, prima di tutto come fatto artistico e sociale. L’obiettivo è attivare nelle giurate nei giurati uno sguardo capace di aprire nuove possibilità di analisi, mettendo in equilibrio il gusto personale con la responsabilità che il compito di chi deve giudicare sollecita. Ogni incontro sarà supportato da materiali didattici appositamente predisposti che offriranno strumenti di analisi e spunti di riflessione. La proposta intende, quindi, accompagnare la formulazione del giudizio finale in modo consapevole e il più possibile condiviso.

IL PERCORSO DI VISIONE
Per imparare a guardare: una metodologia e tre spettacoli

Come tutte le cose che si acquisiscono anche imparare a vedere fa parte di un processo di apprendimento che deve passare per alcune tappe che costituiscono le fasi di una vera e propria “didattica”, capace di creare il terreno adatto ad accogliere l’esperienza del vedere insieme, dal vivo e non.

“Per didattica della visione s’intende quell’insieme di procedimenti e tecniche finalizzate alla formazione intenzionale dello spettatore teatrale. Nell’ottica di una didattica della visione, lo spettacolo, se vuole essere tappa intenzionale della formazione dello spettatore, deve diventare epicentro di una piccola o grande unità didattica, essere di riferimento di un prima e di un dopo e anche, se si vuole, di una serie di sviluppi. Vedere uno spettacolo, a tutti i livelli di età, è un’esperienza nella quale il bagaglio di attese e conoscenze con cui la si affronta è parte essenziale del risultato di fruizione che se ne ha (…) La didattica della visione mira in prima istanza a creare le basi perché il teatro sia compreso e amato nelle sue caratteristiche specifiche (…)”

(Giorgio Testa, fondatore di Casa dello Spettatore, 2005)

Il percorso dedicato alle giurate e i giurati in formazione include tre spettacoli: Ottantanove, La supplente e Quasi una serata, e intende costruire una comunità di spettatori che scoprono o riscoprono il piacere di frequentare il teatro insieme condividendo un’esperienza che intreccia conoscenza ed emozione. Agli spettatori prossimi giurati viene offerta una serie di incontri di approfondimento, prima e/o dopo la visione. Gli incontri vengono sviluppati con il supporto di documenti di ricerca appositamente predisposti per l’occasione: stimolo a un processo di progressiva consapevolezza dello spettatore e seme di una conoscenza specifica.

CALENDARIO

  • Mercoledì 28 gennaio – incontro con i docenti tutor del progetto T-Challenge
  • Giovedì 29 gennaio – incontro (in presenza) ore 18.00 per lo spettacolo Re Chicchinella;
    visione spettacolo (Teatro Massimo M1) ore 20.30; conclusioni
  • Giovedì 12 febbraio – incontro (zoom) per lo spettacolo Il fuoco era la cura
    Martedì 17 febbraio- visione spettacolo (Teatro Massimo M1)
    Giovedì 19 febbraio – incontro conclusivo (zoom)
  • Giovedì 12 marzo- incontro (zoom) per lo spettacolo Riccardo III
    Mercoledì 18 marzo- visione spettacolo (Teatro Massimo M1)
    Giovedì 19 marzo- incontro conclusivo (zoom)

GLI SPETTACOLI

RE CHICCHINELLA

libero adattamento da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile
scritto e diretto da Emma Dante, con Angelica Bifano, Viola Carinci, Davide Celona, Roberto Galbo, Enrico Lodovisi, Yannick Lomboto, Carmine Maringola, Davide Mazzella, Simone Mazzella, Annamaria Palomba, Samuel Salamone, Stephanie Taillandier, Marta Zollet

Emma Dante torna sul palcoscenico del Teatro Argentina con uno spettacolo corale che gioca con l’assurdo, la comicità e la tragedia.
Re Chicchinella è un racconto grottesco e tragico che mescola elementi comici e inquietanti, portando in scena la storia di un re che, a causa di un’incredibile disavventura, si troverà ad affrontare una sofferenza che va ben oltre la fisicità.
C’era una volta un re che un giorno se ne tornava dalla caccia felice e soddisfatto quando sentì il bisogno di andare di corpo. Consegnata a un servitore la spada, lesto lesto, il re scese da cavallo e si infilò in un vicoletto per scaricare il ventre, ma non avendo in tasca pezze per pulirsi, si servì di una gallina accisa de frisco, con le piume morbide e setose, che giaceva abbandonata in un angolo. Ma la gallina non era morta e s’afferrò col becco alle sue chiappe di re. Accorsero i servitori e il cielo si oscurò alle sue urla disperate. Non potendo più resistere al dolore e vedendo buttate al vento le fatiche dei servi, il re si fece condurre al palazzo reale, dove medici e luminari tentarono ogni rimedio, spalmando unguenti, adoperando tenaglie e strumenti di ogni genere. Ma niente, non ci fu niente da fare, perché quel male superava i confini della natura, non era colica né flatulenza che si poteva guarire con supposte di fichi lassativi o cacazze di topi, no, quel male era incurabile. Col passare dei mesi la gallina entrò sempre più in profondità finché non prese definitivamente alloggio dentro di lui. Re Chicchinella racconta la storia di un re malato, solo e senza più speranze, circondato da una famiglia anaffettiva e glaciale che ha un solo scopo, ricevere un uovo d’oro al giorno – annota Emma Dante – L’animale vive e si nutre, divorando lentamente le viscere del re, fino a quando non si scopre che per il mondo il re e la gallina sono la stessa cosa. Dopo tredici giorni d’inedia, Re Carlo III d’Angiò, re di Sicilia e di Napoli, principe di Giugliano, conte d’Orleans, visconte d’Avignon e di Forcalquier, principe di Portici Bellavista, re d’Albania, principe di Valenzia e re titolare di Costantinopoli, entra nella sua nuova esistenza e, appollaiato sul trono, riceve il plauso di tutta la Corte.

IL FUOCO ERA LA CURA

creazione Sotterraneo, ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa, con Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo, scrittura Daniele Villa, luci Marco Santambrogio, abiti di scena Ettore Lombardi, suoni Simone Arganini, coreografie Giulio Santolini, oggetti di scena Eva Sgrò, tecnica Monica Bosso, amministratrice di compagnia Luisa Bosi produzione Teatro Metastasio di Prato, Sotterraneo, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale con il sostegno di Centrale Fies / Passo Nord, residenze artistiche Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), La Corte Ospitale, Centrale Fies / Passo Nord

“Non è necessario bruciare libri per distruggere una cultura. Basta convincere la gente a smettere di leggerli”

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury descrive un futuro distopico in cui è vietato leggere, schermi costantemente accesi alienano il tempo libero delle persone e il tentativo di pensare causa malessere fisico. Ironicamente, il corpo dei pompieri non è più impiegato per spegnere gli incendi, bensì per bruciare i libri e se necessario i loro possessori.
Il libro è uscito circa 70 anni fa, nel 1953, ma è ambientato nel futuro, cioè negli anni ’20 del XXI secolo – vale a dire oggi. Tu però ti trovi nel XXI secolo e stai leggendo questo testo, quindi Bradbury si è sbagliato? Dipende come intendiamo la distopia: una previsione sul futuro che a un certo punto viene confermata/smentita oppure un allarme sul presente che continua a rinnovarsi?
Il fuoco era la cura attraversa e rilegge liberamente Fahrenheit 451, lo consuma come si fa con un libro amato, letto mille volte e trascinato in mille luoghi, lo sporca, lo dimentica da qualche parte e poi lo ritrova, mentre la copertina sbiadisce, la carta si scolla e le pagine si riempiono di appunti, biglietti, segnalibri e ricordi. Cinque performer ripercorrono la storia del romanzo, si identificano coi personaggi, si muovono in senso orizzontale mappando i coni d’ombra, le cose che Bradbury non ci spiega o non ci racconta, creando linee narrative parallele, deviazioni teoriche, costruendo anche le cronache di un tempo intermedio fra il nostro presente e un futuro anticulturale in cui l’istupidimento ci salva dal fardello del pensiero complesso.
Se Bradbury si fosse sbagliato solo di qualche anno, se Fahrenheit 451 accadesse davvero, noi cosa faremmo?

RICCARDO III

di William Shakespeare
riduzione e adattamento Angela Dematté, regia Andrea Chiodi, con Maria Paiato e con Riccardo Bocci, Tommaso Cardarelli, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanna Di Rauso, Giovanni Franzoni, Igor Horvat, Emiliano Masala, Cristiano Moioli, Lorenzo Vio, Carlotta Viscovo, scene Guido Buganza, costumi Ilaria Ariemme, musiche Daniele D’Angelo, luci Cesare Agoni, trucco e parrucco Bruna Calvaresi, assistente alla regia Francesco Biagetti, assistente costumista Valentina Volpi, produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Roma – Teatro Nazionale

Tutto il talento e la straordinaria forza di Maria Paiato incontrano il Riccardo III di Shakespeare. Un progetto desiderato dall’attrice veneta che prende ora vita grazie all’intesa con il regista Andrea Chiodi: una corrispondenza nello sguardo sul testo che vuole Paiato nei panni di Re Riccardo l’usurpatore, il genio cattivo, il tipo di uomo politico crudele, machiavellico, più volte preso di mira dal teatro elisabettiano. La sua sarà un’interpretazione del ruolo maschile che punta a restituire uno Shakespeare fedele all’originale.

“Ora l’inverno del nostro scontento è diventato gloriosa estate sotto questo sole di York”: è così che si apre la tragedia del Bardo, tra le sue opere più celebri, divisa in cinque atti, che racconta l’ascesa al trono e la repentina caduta del malvagio Riccardo, duca di Gloucester.

È l’ultima delle quattro opere della tetralogia minore di Shakespeare e conclude il drammatico racconto della storia inglese iniziato con l’Enrico IV parte I. Il Bardo la scrisse intorno al 1592, drammatizzando gli eventi storici avvenuti circa un secolo prima quando, al termine della Guerra delle due rose, il potere dei Plantageneti in Inghilterra fu sostituito dalla dinastia Tudor. Tali eventi, culminanti con la sconfitta di Riccardo nella battaglia di Bosworth Field nel 1485, erano ben noti a tutti gli inglesi del tempo di Shakespeare, e il pubblico si identificava con le fazioni politiche rappresentate in scena.

Al centro dell’opera sta la figura di Riccardo: in un fisico deforme, racchiude un’indomabile forza negativa, e la sua fedeltà al proprio destino suscita, nonostante la crudeltà del personaggio, un innegabile fascino.

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2025-12-19T12:12:04+00:00