“Opera aperta invita gli Amici della Luna ad accompagnare la stagione di prosa del Teatro Comunale di Ruvo di Puglia. Il filo conduttore dell’anno sarà la comicità e le sue forme.
La domenica dopo lo spettacolo, nell’Aula Luna, spettatrici e spettatori di ogni età condividono e intrecciano emozione e conoscenza a partire dai contenuti e dai linguaggi della scena. Un modo per riconoscersi comunità attraverso un dialogo tra generazioni a partire dall’esperienza del vedere insieme dal vivo.
Domenica 23 novembre 2025 dalle ore 16.30 alle ore 19.00 il ciclo di incontri di Opera aperta verrà introdotto dal seminario “Cosa sono le nuvole?” titolo del cortometraggio del 1968 di Pier Paolo Pasolini che ha ispirato la direzione artistica per la stagione 2025/2026.
IL CALENDARIO
23 novembre 2025 CHE COSA SONO LE NUVOLE? – seminario introduttivo
30 novembre 2025 IL MALATO IMMAGINARIO
18 gennaio 2026 LE TRAGICOMICHE
15 febbraio 2026 LA MANDRAGOLA
12 aprile 2026 ARLECCHINO
GLI SPETTACOLI
IL MALATO IMMAGINARIO
ovvero le Moliére imaginaire

Riscrittura e regia Teresa Ludovico
Con Augusto Masiello, Marco Manchisi, Sara Bevilacqua, Michele Cipriani, Christian Di Filippo, Lucia Raffaella Mariani, Paolo Summaria
Scene e luci Vincent Longuemare Costumi Luigi Spezzacatene
Musiche eseguite da Michele Di Lallo (fagotto), Cosimo Castellano (pianoforte)
Consulenza musicale Nicola Scardicchio, Leonardo Smaldone
Una casa del sud, in un bianco e nero da pellicola neorealista, con qualche lampo di colore. Una maschera, Pulcinella, espressione di quell’anima popolare, beffarda, liquida che pervade tutta l’opera di Molière; uno spirito che entra ed esce dai panni di una serva o di un fratello e che continuerà la sua recita anche quando si spegneranno le luci della ribalta. Un malato brontolone accudito da una serva petulante e ficcanaso, insolente e fedele come sapevano essere certe nostre donne, un po’ zie un po’ comari, un po’ tuttofare che governavano casali, masserie o palazzotti di signori o finti signori. Una figlia angelica, una moglie perfida, un fratello consigliere, un giovane innamorato e medici, tanti medici che millantano crediti, maschere farsesche in un mulinello a volte assordante, una danza grottesca di quel quotidiano stretto fra le pareti domestiche dove ogni sussurro si amplifica, dove covano intrighi, dove s i fingono finzioni e il malato? Imaginaire…
Teresa Ludovico
Il malato immaginario ovvero Le Molière imaginaire è uno spettacolo fortemente “corale” e, nella misura di un “lavoro collettivo”, vuol essere un omaggio al “popolo del teatro”.
Augusto Masiello
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LE TRAGICOMICHE

testo e regia Savino Maria Italiano
con Lidia Ferrari, Giuseppe Marzio, Abril Milagros Gauna, Savino Maria Italiano
scene e disegno luci Michelangelo Campanale
maschere Roberta Bianchini
costumi Lisa Serio
tecnici di scena Vito Marra/Roberto Cupertino
Quattro guitti, fliaci, muovono emozioni e buffonerie, ripercorrendo i momenti salienti delle famose gesta eroiche del Pelide Achille e della sua ira funesta, testimone di una storia di guerra e di potere. Ma questa non è una storia di guerra, è una storia di amori, di aspirazioni e di giovani, figli che si confrontano con una realtà in cui la giovinezza è spedita sul fronte, mentre i padri, padroni e potenti, possono continuare a imperare sicuri, nel castello delle proprie certezze.
Il testo è strutturato sullo schema delle “ballate”, ispirato a “La canzone di Achille” di Madeline Miller e ai canti omerici. La presentazione del tema in chiave comica e il prologo affidato a quattro buffoni dichiara, in apertura, la natura dell’opera. Una tragicommedia basata su tematiche ben note, appartenenti alla cultura classica e della Magna Grecia, dove il viaggio e l’aspirazione di conquista cedono il passo alla profondità dei sentimenti e dei paradossi.
La narrazione ha il suo inizio nel momento in cui Patroclo, esiliato dal padre, raggiunge Ftia e incontra Achille, mostrando via via gli eroi greci che si avviano alla guerra contro Troia, i loro sotterfugi e le loro mire. Le peripezie e le vicende dei conflitti bellici sono lo sfondo su cui si muovono le relazioni umane, prima fra tutte la grande amicizia che lega Achille a Patroclo, per l’intera pièce sino, ed oltre, gli ultimi giorni di Achille, il semidio.
Lo spettatore è condotto tramite una presenza narrante multipla – i fliaci, attori di farse popolari in uso nelle antiche colonie doriche dell’Italia meridionale – a conoscere ogni personaggio coinvolto nel poema omerico, o meglio, appartenente al panorama entro cui si muovono le vicende narrate da Omero. Con la propria natura istrionica, i fliaci, ripercorrono i momenti salienti della vicenda, legandoli ad altri drammi e personaggi: “Ifigenia in Aulide”, per esempio. Si apre così la possibilità di guardare all’antico con una visione rinnovata che lega Achille a Ifigenia, Ulisse ad Agamennone, segnando nel tema dell’amore e del sogno – il luogo interiore dei propri desideri – il nucleo tematico profondo per cui vale compiere un viaggio immaginario nell’antico.
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LA MANDRAGOLA

Liberamente tratto da Mandragola di Niccolò Machiavelli / con Pierdomenico Simone e con gli attori e le attrici della Compagnia Giovani Francesco Lunardi, Daniela Piccolo, Elisabetta Raimondi Lucchetti in alternanza con Francesca Boldrin, Elia Zanella / regia e canovaccio Michele Mori / scenografia e attrezzeria Alvise Romanzini / costumi Licia Lucchese / disegno luci Matteo Pozzobon / maschere Stefano Perocco di Meduna e Tullia Dalle Carbonare / arrangiamenti musicali Pierdomenico Simone / coreografie acrobatiche Giulia Staccioli / assistente alla regia Benedetta Carrara / foto e video Serena Pea / produzione Stivalaccio Teatro / si ringraziano il Teatro Comunale Città di Vicenza, Elisabetta Granara e Diego Dalla Via, Sergio e Costanzo
Riuscire ad avere un figlio che possa portare avanti il nome della famiglia è diventato un’ossessione per il vecchio e avido Messer Nicia. Non si dà pace: è disposto a tutto pur di avere un erede. Ma non al punto di dover morire. Se però a sacrificarsi può essere qualcun altro, tutto cambia. Ha così inizio una beffa dal sapore boccaccesco, in cui chi si crede furbo sarà gabbato da chi lo è davvero.
“La Mandragola” è definita da molti la “commedia perfetta”. In effetti, è la più famosa e imitata commedia del Rinascimento. Machiavelli ci regala un’opera unica, in cui lo stile alto dell’Umanesimo e quello basso del patrimonio popolare si mescolano alla perfezione. Un’operazione talmente riuscita da risultare, appunto, “perfetta”, e da considerarsi di diritto un classico della nostra letteratura. Nonostante la materia leggera, Machiavelli cela nelle sue parole un’aspra denuncia nei confronti dell’ipocrisia della chiesa rinascimentale e mette in discussione i valori familiari, provocando nello spettatore un riso amaro che fa riflettere.
La nostra messa in scena si rifà ai comici dell’arte, a quel teatro fatto con un piccolo praticabile e un fondale logoro, che lascia tanto spazio alla maestria degli attori. A loro quindi l’arduo compito di far rivivere la commedia, andando a frugare nei vecchi bauli pieni di maschere, dialetti, duelli, canti, musiche e pantomime.
Un omaggio al testo di Machiavelli, o meglio, un “liberamente tratto da”, attraverso quel grande gioco che è la Commedia dell’Arte.
ARLECCHINO

dedicato al maestro Eugenio Allegri
ideazione e progettazione Luana Gramegna e Francesco Givone, interpreti e co-creazione Gianluca Gabriele, Amalia Ruocco, Enrica Zampetti, regia e drammaturgia Luana Gramegna, scene, costumi, maschere, pupazzi e disegno luci Francesco Givone, musiche originali e sound design Dylan Lorimer, collaborazione artistica Daria Menichetti e Francesco Manenti, assistenti scenografia, attrezzeria e pupazzi Gisella Butera, Matilde Gori (Atelier di Scenografia Zaches) realizzazione costumi Rachele Ceccotti, tecnico Alberto Bartolini / Service Officina Teatro, distribuzione Theatron 2.0§co-produzione Zaches Teatro e Teatro Metastasio di Prato, con il contributo di Teatro Fonderia Leopolda di Follonica, con il sostegno di MiC, Regione Toscana, Fondazione CR Firenze
In un Teatro ormai dismesso e fatiscente irrompono tre Pulcinella, tre goffi personaggi in cerca del loro re: Arlecchino.
I tre lo cercheranno disperatamente, convinti che, insieme a lui, troveranno anche la speranza per un futuro migliore e la forza per non soccombere all’oblio. Forse così gli applausi della platea torneranno a riempire il teatro e, insieme ad Arlecchino scattante e trionfante, ammaliare di nuovo il pubblico con i loro lazzi.
Una Morte beffarda e ironica, insieme ad un’insolita combriccola di buffi aiutanti, sconvolgerà i loro piani, rendendoli goffi e vani.
Eppure lo scenario sconsolante non li fermerà, perché per i Pulcinella dove c’è una catastrofe c’è una via di fuga, il pianto diventa riso e lo sconforto si trasforma in forza vitale. Ogni rinascita è possibile e la fine di un’era si rivela un nuovo inizio.
I Pulcinella diventeranno così attori inconsapevoli di un microcosmo, ovvero di quel Teatro che si fa specchio di un’umanità in rovina che lotta per ritrovare la speranza e il profondo senso della sua esistenza.















































