Verso il T- Challenge 2024/25

CEDAC – Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo Sardegna ha affidato a Casa dello Spettatore il coordinamento dei lavori della giuria popolare nell’ambito della quarta edizione del concorso T-Challenge 2025. Per la formazione dei giovani giurati, provenienti dalle stesse scuole impegnate nel concorso teatrale, è stato organizzato un percorso di visione a cura di Casa dello Spettatore, che propone l’incontro e la discussione di tre spettcoli: due all’interno della rassegna organizzata dal CEDAC “Il Terzo Occhio” – Ottantanove e Quasi una serata – e uno – La supplente – in matinée per le scuole. Tre tappe di avvicinamento allo svolgimento dei lavori della giuria popolare.

Far parte di una giuria è un’esperienza che aggiunge alla condizione dell’essere spettatore la necessità di esprimere pubblicamente un giudizio individuale all’interno di un gruppo di pari. Cosa significa, quindi, essere un giurato e come si interpreta questo ruolo?
CEDAC in collaborazione con Casa dello Spettatore propone alle studentesse e agli studenti degli istituti coinvolti nel T-Challenge 2024 di partecipare alla costituzione di una giuria popolare a cui verrà destinato un ciclo di incontri preliminari e successivi alla visione degli spettacoli. Durante gli incontri si costruirà un dialogo aperto e libero con i contenuti, le forme e i linguaggi della scena, per fare in modo che il verdetto della giuria sia sintesi e conclusione di un percorso di avvicinamento al teatro, prima di tutto come fatto artistico e sociale. L’obiettivo è attivare nelle giurate nei giurati uno sguardo capace di aprire nuove possibilità di analisi, mettendo in equilibrio il gusto personale con la responsabilità che il compito di chi deve giudicare sollecita. Ogni incontro sarà supportato da materiali didattici appositamente predisposti che offriranno strumenti di analisi e spunti di riflessione. La proposta intende, quindi, accompagnare la formulazione del giudizio finale in modo consapevole e il più possibile condiviso.

IL PERCORSO DI VISIONE
Per imparare a guardare: una metodologia e tre spettacoli

Come tutte le cose che si acquisiscono anche imparare a vedere fa parte di un processo di apprendimento che deve passare per alcune tappe che costituiscono le fasi di una vera e propria “didattica”, capace di creare il terreno adatto ad accogliere l’esperienza del vedere insieme, dal vivo e non.

“Per didattica della visione s’intende quell’insieme di procedimenti e tecniche finalizzate alla formazione intenzionale dello spettatore teatrale. Nell’ottica di una didattica della visione, lo spettacolo, se vuole essere tappa intenzionale della formazione dello spettatore, deve diventare epicentro di una piccola o grande unità didattica, essere di riferimento di un prima e di un dopo e anche, se si vuole, di una serie di sviluppi. Vedere uno spettacolo, a tutti i livelli di età, è un’esperienza nella quale il bagaglio di attese e conoscenze con cui la si affronta è parte essenziale del risultato di fruizione che se ne ha (…) La didattica della visione mira in prima istanza a creare le basi perché il teatro sia compreso e amato nelle sue caratteristiche specifiche (…)”

(Giorgio Testa, fondatore di Casa dello Spettatore, 2005)

Il percorso dedicato alle giurate e i giurati in formazione include tre spettacoli: Ottantanove, La supplente e Quasi una serata, e intende costruire una comunità di spettatori che scoprono o riscoprono il piacere di frequentare il teatro insieme condividendo un’esperienza che intreccia conoscenza ed emozione. Agli spettatori prossimi giurati viene offerta una serie di incontri di approfondimento, prima e/o dopo la visione. Gli incontri vengono sviluppati con il supporto di documenti di ricerca appositamente predisposti per l’occasione: stimolo a un processo di progressiva consapevolezza dello spettatore e seme di una conoscenza specifica.

CALENDARIO

  • Teatro Massimo 7 febbraio 2025
    ore 14.00 Incontro prima di vedere “Crisi di nervi. Tre atti unici” / stagione La grande prosa
    ore 16.30 visione dello spettacolo
    ore 18.00 incontro dopo la visione dello spettacolo
  • 7 marzo 2025 – modalità online
    ore 16.00 incontro prima della visione di “NUNC”
    in scena il 14 marzo alle ore 16.30 al Teatro Massimo | sala M2 / spettacolo per le scuole
  • 7 aprile 2025 – – modalità online
    ore 16.00 incontro prima della visione di “K.I.ND of human”
    in scena il 17 aprile alle ore 20.30 al Teatro Massimo | sala M1 / rassegna Pezzi unici

GLI SPETTACOLI

CRISI DI NERVI. TRE ATTI UNICI

regia di Peter Stein, assistente alla regia Carlo Bellamio / L’orso con Maddalena Crippa, Alessandro Sampaoli, Sergio Basile / I danni del tabacco con Gianluigi Fogacci / La domanda di matrimonio con Alessandro Averone, Sergio Basile, Emilia Scatigno – scene di Ferdinand Woegerbauer, costumi di Anna Maria Heinreich, luci di Andrea Violato, produzione: Tieffe Teatro Milano, Teatro Quirino Vittorio Gassmann

Dopo l’insuccesso delle sue prime due opere, il giovane Čechov giurò di non scrivere mai più per il teatro drammatico e decise di dedicarsi esclusivamente ai vaudeville. Questa circostanza ci ha regalato una serie di atti unici, pieni di sarcasmo, di comicità paradossale, di stravagante assurdità e di folle crudeltà, e che a loro volta sono diventati il terreno fertile per l’esperienza e la preparazione delle grandi opere della maturità dell’autore.
Nelle tre opere esemplari che presentiamo, i personaggi di volta in volta si fanno prendere da crisi di nervi, si ammalano, sono preda di attacchi isterici o litigano in continuazione fra loro.

Ne L’Orso il protagonista quasi muore dalla rabbia, per un debito che non gli viene rimborsato da parte di una donna, che lui arriva a sfidare a duello, per finire in ginocchio a chiederle di diventare sua moglie.
Ne I Danni del Tabacco un presunto oratore deve tenere una conferenza sugli effetti negativi del tabacco, ma, tra starnuti e attacchi d’asma, confessa in realtà di voler mettere fine alla vita disastrosa che conduce come marito della propria moglie.
Ne La Domanda di Matrimonio il futuro sposo, per timidezza e altre difficoltà fisiche, non riesce a porre alla futura sposa la fatidica domanda, e anzi si mette a litigare con lei, che a sua volta gli ribatte a muso duro ed è preda di un attacco isterico quando lui cade svenuto per ipocondria.

L’estrema comicità, l’esasperazione e gli eccessi di crudeltà utilizzati dall’autore, possono funzionare soltanto se accompagnati da un sottofondo realistico e psicologicamente giustificato. Comunque si tratta pur sempre di opere di Čechov. Sono questi i presupposti su cui gli attori hanno dovuto lavorare. Speriamo di averlo fatto con successo.

Peter Stein

NUNC

creazione collettiva / regia Claudio Colombo, aiuto regia Michele Guidi, contributo narrativo Pier Lorenzo Pisano, con Agata Garbuio, Claudia Manuelli, Michele Guidi / Irene Silvestri, Paolo Tosin, suoni e musiche originali Paolo Tosin, maschere e costumi BRAT, luci Massimo Galardini
scene Claudio Signorini

Nunc vuol dire “ora”. È un nome e un manifesto per queste assurde creature incapaci di vivere al di là del proprio naso. Forse, in questi tempi, vivere il qui e ora non è sinonimo di felicità ma di egoismo, di mancanza di proiezione verso un futuro sostenibile. Forse vivere soltanto nell’istante significa non ragionare sulle conseguenze. Soprattutto, essere incastrati nel presente, senza riuscire a vedere oltre, ha un effetto: non imparare dai propri errori. Come queste creature, non possiamo che vivere il presente, ma le azioni di oggi riverberano su ciò che sarà domani. Tutte, dalla più piccola alla più grande.

vincitore di Premio Scenario Infanzia 2022

K.I.ND OF HUMAN

Direzione artistica e coreografie: Roberta Pisu, Musiche originali: Leonhard Kuhn, eseguite dal vivo dall’Arcis Saxophon Quartett, Con Fabio Calvisi, Vittoria Franchina, Elisabet Morera Nadal, Cristian Cucco.

In un mondo in cui i progressi tecnologici sono sbalorditivi, ci chiediamo dove risieda l’unicità che definisce l’essenza e il destino dell’essere umano. La nostra esperienza con l’Intelligenza Artificiale (IA) solleva domande fondamentali: “Cos’è l’Intelligenza Artificiale?”, “Cosa può fare?” e “Cosa dovrebbe essere in grado di fare?”. Ma queste domande ci portano a una questione cruciale: “Cosa significa davvero essere umani?”.Abbiamo individuato una triade di risposte: fisicità, transitorietà e unicità. La coscienza umana è inevitabilmente legata al corpo, rendendo le esperienze e le percezioni uniche e irripetibili, soggette al processo inarrestabile di transitorietà dalla nascita alla morte. Qui si trova la tragedia, la sofferenza, ma anche l’infinita bellezza dell’esistenza umana.Ci siamo chiesti se sia possibile creare arte senza umani, forse attraverso l’IA. Creare un’opera d’arte richiede prima di tutto autoconsapevolezza, la capacità di vedersi in relazione al mondo e agli altri. Attualmente, l’IA non ha ancora raggiunto questo punto. E allora, perché dovrebbe produrre arte? L’arte è comunicazione, un’espressione emotiva e intellettuale della prospettiva unica di un individuo, un modo per farsi comprendere nel mondo. Gli algoritmi, per quanto interconnessi, potrebbero non sviluppare mai il desiderio di interpretare il mondo.In questo contesto, l’arte rimane un’esperienza profondamente umana. Abbiamo integrato l’IA nel nostro processo creativo, utilizzandola come partner nella coreografia e nella composizione musicale, ma il contributo umano rimane essenziale per tradurre le idee generate dall’IA nei loro medium artistici.“K.I.nd of Human” esplora così la tensione tra la creatività umana e l’Intelligenza Artificiale, invitando a riflettere su cosa significhi essere umani in un’epoca di rapide trasformazioni tecnologiche.

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2025-12-17T15:22:49+00:00