Il gioco e il teatro

SCENA MAESTRA, come dice il titolo, assume lo spettacolo nella sua valenza educativa, come luogo in cui la vita rappresentata è offerta allo sguardo come occasione, per lo spettatore, di conoscenza e presa di coscienza: un altro modo di imparare, una forma speciale di scuola per adulti. Una idea antica della funzione del teatro che il progetto riafferma (e rafforza con incontri di discussione e scambio), anche e anzi proprio perché occultata, oggi, da una percezione generalizzata dello spettacolo, di ogni tipo di spettacolo, come intrattenimento ed evasione. Nello stesso tempo SCENA MAESTRA, proponendo di andare a teatro, esperienza costitutivamente extra domestica e collettiva, intende contrastare (o quantomeno suscitare un dubbio su…) l’abitudine al pervasivo consumo privato e domestico della spettacolarità televisiva. Un uscire di casa a vedere altro, con altri, in altri spazi: un modo di uscire dall’isolamento, un esercizio di “convivialità cittadina”.

La prima operazione del progetto Scena Maestra a Napoli si svolgerà tra il Teatro dei Piccoli e il MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Al TEATRO DEI PICCOLI
Domenica 27 marzo ore 11.00
Lunedì 28 marzo ore 9.30

Jack e il fagiolo magico
(Una storia tra terra e cielo)

da un’idea di Maria Pascale  | con Maria Pascale | voce registrata Lorenzo Gubello | testi, regia e scene Michelangelo Campanale | assistente alla regia Annarita De Michele | assistente alla scenotecnica e costumi Maria Pascale | registrazioni audio Michelangelo Volpe

Ve l’hanno mai detto che dei semplici fagioli possono essere magici?
Così magici da farci arrivare in cielo?
Ve lo hanno mai detto che si può correre a più non posso sulle nuvole?
Che non bisogna essere grandi e non c’è neppure bisogno del permesso?
E ve lo hanno mai detto che tra le nuvole si può trovare di tutto, anche un grande castello, e che nel castello…?
Cosa può accadere tra terra e cielo, si potrebbe raccontare per ore!
Una cosa è certa: quando sulla terra le cose si complicano, si può sperare nel cielo e, statene certi, tutto si trasforma in una grande avventura! Parola del piccolo Jack!

Ispirato ad una fiaba della tradizione orale inglese – la prima pubblicazione apparve nel libro The History of Jack and the Bean-Stalk, stampato da Benjamin Tabard nel 1807 – lo spettacolo racconta la storia di un bambino che pur essendo piccolo riesce a trovare il lieto fine alle sue disavventure, guidato dal suo istinto, dalla sua fiducia nella vita e dalla sua intelligenza.

Una storia emblematica che una attrice, anche burattinaia e macchinista come Maria Pascale, restituisce al pubblico dei piccolissimi e dei suoi accompagnatori attraverso il gioco della narrazione e della messa in moto di una macchina scenica di piccole dimensioni, raffinata, intrisa di dettagli, marchingegni, giocattoli, segni, sguardi e visioni pittoriche.
Il risultato sulla scena è un mobil fatto di parole, gesti e materia che crea la storia nel gioco, strada maestra della conoscenza della realtà e dell’animo umano.

Al MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI
Domenica 27 marzo ore 17.00

Giocare a regola d’arte

Tra fantasia e realtà, esiste uno spazio colorato che è il gioco: una dimensione di comunicazione che, forse più di altre, unisce le generazioni, al di là del passare del tempo. Il percorso, allestito nelle sale degli Affreschi, crea un legame sottile e ineludibile tra la cultura antica e la vita postmoderna. Circa cinquanta reperti, selezionati grazie ad un attento lavoro di scavo nei depositi del MANN, dialogano con giocattoli e creazioni artistiche della contemporaneità. Morale della favola (e qui è il caso di dirlo): il fanciullino della nostra identità è forse cambiato poco. La mostra si articola in sei sezioni: infanzia; fanciullezza; il gioco semplice; i giochi che fanno crescere; i giocattoli; i giochi che fanno diventare grandi. Per ogni segmento espositivo, il filo conduttore è il confronto tra forme e modi del divertimento, in un connubio tra i reperti e i loro “omologhi” attuali.
La mostra è un inno al giocare. Il gioco è arte. Un’opera d’arte può essere vista come un gioco o rappresentarlo; molti sono gli artisti nella storia dell’arte che si sono cimentati in questa materia. Abbiamo selezionato alcuni artisti per lo più contemporanei che giocano con i loro strumenti e
attraverso tecniche disparate sublimano il gioco in forme poetiche. Imparare a giocare significa imparare a vivere. Il gioco insegna un metodo, a fare ordine e insegna a fare sul serio; insegna il gioco della vita e le regole che determinano le caratteristiche dell’adulto del domani. I bambini che non
giocano sono adulti non cresciuti, che non hanno imparato a stare in società. Regole e gioco camminano insieme, perché non c’è gioco senza regola e viceversa”, commenta Ermanno Tedeschi.

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2022-05-15T13:52:32+00:00