Il fogarone

Casa dello Spettatore curerà un ciclo di incontri di formazione sull’educazione alla visione destinati agli operatori del CeDAC – Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo Sardegna e alle insegnanti e agli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado. A partire dal 26 marzo gli incontri del progetto “Il fogarone” si svolgeranno su piattaforma on-line all’interno di un percorso di formazione sul rapporto tra teatro e scuola per andare incontro alla programmazione dei teatri del circuito sardo. Il fogarone, quindi, come simbolo dell’unità di intenti tra scuola e arte, “comari” nella loro azione educativa. Così, secondo l’antico rito di “su Comariu”, il teatro e la scuola saltano idealmente il fuoco tenendosi per mano, con la promessa di sostenersi reciprocamente.

Il percorso affronterà in particolare due temi: il rapporto fra teatro e scuolail “mistero” della comicità.

La scuola nel teatro, il teatro nella scuola

Un aspetto di grandissima importanza dell’attività di spettacolo dal vivo, e in particolare del teatro, è rappresentato dal rapporto che con esso hanno gli studenti a volte come spettatori, grazie alla mediazione dell’insegnante, e a volte come attori, nell’esperienza del fare teatro che la scuola offre loro. Come percepisce, oggi, il “rito” del teatro, un adolescente? Quali suggestioni possono nascere in una bimba di otto anni quando viene a trovarsi a tu per tu con una storia che si anima e respira accanto a lei, si consuma e si conclude in un tempo breve ma che al contempo è capace di farla viaggiare lontano? La messa in scena di uno spettacolo dedicato ai più giovani è un lavoro difficile e delicato, così come complesso è il compito di quegli educatori ed insegnanti che organizzano il vedere e il fare teatro per i loro studenti in dialogo con la didattica e all’interno di un progetto educativo e di formazione più ampio. Il secondo tema che vorremmo proporre è, quindi, quello del rapporto tra scuola e teatro. Da un lato il teatro che mette in scena la scuola e dall’altro il teatro fatto a scuola. Occasione per approfondire questo secondo nucleo tematico saranno due spettacoli: “La Classe – un docupuppets per marionette e uomini”, e “Hashtag#15_18 – Azione: la corsa”. In entrambe le opere troveremo, in una
molteplicità di forme espressive scelte dagli autori, la vita, la scuola, il teatro.

La classe

uno spettacolo di Fabiana Iacozzilli | CrAnPi
performer Michela Aiello Andrei Balan Antonia D’Amore Francesco Meloni Marta Meneghetti
scene e marionette Fiammetta Mandich luci Raffaella Vitiello
suono Hubert Westkemper fonico Jacopo Ruben Dell’Abate
assistenti alla regia Francesco Meloni, Silvia Corona, Arianna Cremona
Dal 1983 al 1988 io e altre trenta anime siamo stati gli alunni di una classe elementare in un istituto gestito da suore e che oggi ospita una casa per ferie. L’Istituto portava il nome di Suore di Carità. La nostra unica maestra, anche lei suora di carità, era Suor Lidia ed è morta più di vent’anni fa. Non è stato mai facile per me raccontare gli anni trascorsi in Istituto e la rigidità dell’educazione alla quale ci sottoponevano. A distanza di trent’anni ho deciso ch e avrei realizzato uno spettacolo a partire da quei ricordi e mi sono messa alla ricerca dei miei ex compagni, ritenendo indispensabile ricreare quella “comunità” con la quale ho condiviso l’esperienza in questione.

Hashtag#15_18 – Azione: la corsa

Il lavoro è stato costruito con una classe seconda di un istituto tecnico industriale, nell’ambito del progetto di competizione teatrale “T-Challenge” organizzato dal CeDAC nel 2019 che ha coinvolto otto istituti superiori delle città di Cagliari e Quartu S. Elena. La scrittura scenica, costruita con i ragazzi giorno dopo giorno, fallimento dopo fallimento, scontro dopo scontro, con una progressiva e per nulla scontata conquista della loro fiducia nella regista, è incentrata sul ritmo della corsa e sulle “ragioni per fermarsi” in cui trovano spazio anche la rinuncia e l’accidia, una routine fondata sulla noia e sul male di vivere, e temi scottanti come il bullismo, l’abuso di alcolici e l’emarginazione sociale con un finale elegiaco e simbolico che tocca la mente e il cuore.

Il mistero del comico…

“La comicità è un grande mistero, si sa solo che fa ridere” – Gigi Proietti

La comicità è da sempre un’arte nell’arte del teatro, che ha informato sin dalla “notte dei tempi” l’esigenza di rappresentare la realtà del mondo da parte dell’uomo. La risata ha operato potentemente nei secoli, spesso unico strumento per la critica del potere, finestra per poter “fuggire” per un poco dal dramma dell’esistenza quotidiana e, allo stesso tempo, riso amaro delle bassezze umane e specchio della società. Abbiamo pensato di proporvi un piccolo cammino in cui proveremo a confrontarci con l’emozione della risata, navigando attraverso un’opera del gigante del teatro per antonomasia, come “Le allegre comari di Windsor”, e “Lucido”, opera del drammaturgo argentino Rafael Spregelburd, tra i pochissimi oggi ad aver elaborato, organicamente al suo teatro materiale, una teoria del dramma contemporaneo.

Le allegre comari di Windsor

di William Shakespeare
adattamento Edorado Erba
con Mila Boeri, Annagaia Marchioro Chiara Stoppa, Virginia Zini, Giulia Bertasi
regia Serena Sinigaglia
L’allestimento ha debuttato a giugno 2017 nell’ambito di GLOB(E)AL SHAKESPEARE , un progetto di Gabriele Russo coprodotto dalla Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini e Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia La scrittura di Edoardo Erba e la regia di Serena Sinigaglia riadattano, tagliano e montano con ironia Le allegre comari di Windsor, innestando brani, suonati e cantati dal vivo dal Falstaff di Verdi. In scena solo la signora Page, la signora Ford, la giovane Anne Page e la serva Quickly, che danno parola anche ai personaggi maschili, assenti ma molto presenti: mariti, amanti, e, soprattutto, il più grande, non solo per stazza, Falstaff. Da lui tutto comincia e con lui tutto finisce. […]

Lucido

di Rafael Spregelburd
regia di Jurij Ferrini
[…] La fantasia di Spregelburd nel costruire storie per la scena, l’originalità nel tratteggiare un iper-realismo, la peculiarità del suo linguaggio si mescolano in Lucido, Premio Ubu 2011 come nuovo testo straniero, fino a farne una delle pièce più riuscite, a mio parere. A dettagliare ulteriormente il soggetto si rischierebbe un inaccettabile spoiler quindi occorre fidarsi. I tempi sono maturi per il pubblico italiano: è venuto il momento di conoscere profondamente questo autore e divertirsi della sua straordinaria capacità artistica. Mi sento di rischiare addirittura un vaticinio: di Spregelburd ci si ricorderà nei secoli a venire.  – Jurij Ferrini

CeDAC Ufficio Scuole

349 4441951

Collaborazioni

2021-03-23T18:35:16+00:00