Vedere Vicini

Al Teatro Biblioteca Quarticciolo la seconda edizione di Vedere Vicini: un percorso di visione all’interno della rassegna “FuturaMemoria”, prodotto da Spellbound con la direzione artistica di Valentina Marini.

Vedere Vicini perché è così che si esplora e si vive l’esperienza di visione, insieme, accanto, ma anche perché è il quartiere il cuore del progetto. Piccole comunità di spettatrici e spettatori per restituire un senso rinnovato agli spazi di vita comuni: non solo il teatro, ma anche i cortili, le case. Luoghi che accoglieranno gli incontri di approfondimento per costruire una nuova relazione fra spazio pubblico e privato, creando occasioni inedite di incontro tra vicini di casa.Tre appuntamenti a novembre in cui la fruizione artistica possa diventare opportunità di conoscenza e arricchimento personale, ma anche tessuto per la creazione di nuove possibilità di relazioni umane tra gli abitanti di un quartiere.

“L’iniziativa è parte del programma di Contemporaneamente Roma 2019 promossa da Roma Capitale-Assessorato alla Crescita culturale e realizzato in collaborazione con SIAE”.
“FuturaMemoria”
Rassegna alla sua prima edizione, apre i luoghi del Municipio V al confronto e alla riflessione sui temi dell’inclusione e della memoria. Diversi i luoghi che ospitano la manifestazione: dal Teatro Biblioteca Quarticciolo a La Pecora elettrica, dal Centro Anziani Villa Gordiani al Mercato Iris, da La Cantina di Dante al Mercato Villa Gordiani. Il progetto è sollecitato dall’interrogativo posto dall’ultima creazione di Roberto Castello per Aldes, Mbira: quanto ha contribuito l’Africa a renderci quelli che siamo? In questo quesito si traccia da subito il solco che lega il tema della memoria insieme all’aspetto geografico e temporale. Un programma multidisciplinare che pone all’attenzione del pubblico le tematiche inerenti la relazione tra cultura africana e cultura occidentale, tra integrazione e identità, tra memoria e un futuro possibile. Oltre alle attività di performance e incontri un ulteriore momento di confronto con il tema della memoria è costituito dalle video interviste ai residenti del quartiere a cura della videomaker Dalila D’Amico, in cui si sedimenteranno tracce di racconti orali che presto potrebbero andare perduti. Filo conduttore di queste attività è la necessità di creare comunità laddove dilaga la frammentarietà. Momenti importanti per una condivisione partecipata del quartiere,il percorso di visione Vedere Vicini, curato dalla Casa dello Spettatore, che penetrando le abitazioni dei residenti di quartiere ne allenta le resistenze facilitando la convivialità con un ciclo di laboratori di guida alla visione per avvicinare il pubblico del territorio al confronto critico prima e dopo le rappresentazioni di spettacolo.

Teatro Biblioteca Quarticciolo
Via Ostuni, 8 – Roma

La partecipazione agli appuntamenti e agli spettacoli è gratuita

Incontri ore 19:00
Spettacoli ore 21:00

Flaminia Salvemini
info@casadellospettatore.it
349 59 41 419

Il calendario di Vedere Vicni

Lunedì 4 novembre
ore 19:00 incontro
ore 21:00 spettacolo

Mbira | Milano Roma Maputo e ritorno
ALDES

concerto di musica, danza e parole per piazze e teatri
musiche Marco Zanotti, Moustapha Dembélé – Zam
testi Renato Sarti / Roberto Castello con la preziosa collaborazione di Andrea Cosentino
interpreti Susannah Iheme, Giselda Ranieri (danza/voce), Marco Zanotti (percussioni, limba) Moustapha Dembélé – Zam (kora, tamanì, voce, balafon), Roberto Castello
produzione ALDES – Teatro della Cooperativa
con il sostegno di MIBAC / Direzione Generale Spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA Sistema Regionale dello Spettacolo, Romaeuropa Festival
media partner Nigrizia
ALDES sostiene l’opera di informazione critica della rivista Nigrizia, cui vanno i proventi della vendita delle t-shirt dello spettacolo
un ringraziamento a Cooperativa Sociale Odissea
Quanto ha contribuito l’Africa a renderci quelli che siamo?
Per molti secoli europei e arabi hanno esplorato, colonizzato e convertito ogni angolo del pianeta. Oggi tante culture sono perdute e quella occidentale è diventata per molti versi il riferimento universale. Impossibile dire se sia un bene o un male o sapere se i colonizzati prima della colonizzazione fossero più o meno felici. Sta di fatto che il mondo è sempre più piccolo e meno vario, pieno di televisioni che trasmettono gli stessi programmi e di negozi identici che vendono prodotti identici dalla Groenlandia alla Terra del Fuoco, dalla California, a Madrid, a Riyad a Tokio. Ma spesso nel processo di colonizzazione capita che il conquistatore cambi irreversibilmente entrando in contatto con la cultura dei conquistati. Di questo prova a parlare Mbira, un concerto per due danzatrici, due musicisti e un regista che – utilizzando musica, danza e parola – tenta di fare il punto sul complesso rapporto fra la nostra cultura e quella africana.
Mbira è il nome di uno strumento musicale dello Zimbabwe ma anche il nome della musica tradizionale che con questo strumento si produce. “Bira” è anche il nome di una importante festa della tradizione del popolo Shona, la principale etnia dello Zimbabwe, in cui si canta e balla al suono della Mbira. Mbira è però anche il titolo di una composizione musicale del 1981 intorno alla quale è nata una controversia che ben rappresenta l’estrema problematicità e complessità dell’intrico culturale e morale che caratterizza i rapporti fra Africa ed Europa.
Mbira è insomma una parola intorno a cui si intreccia una sorprendente quantità di storie, musiche, balli, feste e riflessioni su arte e cultura che fanno da trama ad uno spettacolo che, combinando stili e forme, partiture minuziose e improvvisazioni, scrittura e oralità, contemplazione e gioco, ha come inevitabile epilogo una festa. Mbira è insomma una parola che offre un pretesto ideale per parlare di Africa e per mettere in evidenza quanto poco, colpevolmente, se ne sappia, nella convinzione che il gesto più sovversivo oggi sia quello di ricordare che, prima di affermare certezze, in generale sarebbe saggio conoscere l’argomento di cui si parla. Il teatro borghese nasce per i teatri, la musica pop per gli stadi. Progetti come Mbira nascono invece per tutti quei posti in cui c’è voglia e bisogno di distrarsi, divertirsi e stare bene senza necessariamente smettere di pensare o di porsi domande sul proprio ruolo e sul proprio rapporto con gli altri.

Mercoledì 13 novembre
ore 19:00 incontro
ore 21:00 spettacolo

Acqua di colonia
Compagnia Frosini/Timpano

testo, regia, interpretazione Elvira Frosini, Daniele Timpano
ospite Sara Vittoria Keita
consulenza Igiaba Scego
voce del bambino Unicef Sandro Lombardi
aiuto regia, drammaturgia Francesca Blancato
scene, costumi Alessandra Muschella, Daniela DE Blasio
disegno luci Omar Scala
uno spettacolo di Frosini / Timpano
produzione Romaeuropa Festival, Teatro Della Tosse, accademia degli artefatti
con il sostegno di Armunia Festival Inequilibrio
si ringrazia C.R.A.F.T. Centro Ricerca Arte Formazione Teatro
Elvira Frosini e Daniele Timpano affrontano il tema del Colonialismo italiano e mette in crisi l’ideologia dominante attraverso una scrittura scenica capace di descrivere l’attualità affondando le radici nel tessuto storico della società italiana.
Una storia iniziata già nell’Ottocento, quella del colonialismo italiano, e protrattasi per oltre sessant’anni ma che, nell’immaginario comune, si riduce ai soli cinque anni dell’impero Fascista. Una serie di eventi assopiti, che, nonostante tutto, plasmano ancora oggi il nostro immaginario insinuandosi in frasi fatte, luoghi comuni, canzoni, letteratura, perfino fumetti e cartoni animati.
Come abbiamo rappresentato e continuiamo a rappresentare l’Africa? Somalia, Libia, Eritrea ed Etiopia, le nostre ex colonie, sono solo un insieme di oasi, tutte uguali, sparse in un unico grande deserto? Come possiamo rapportarci con gli estranei che bussano alle porte dell’Europa se sappiamo così poco di loro? A partire dal mito abusato e frainteso di un Pier Paolo Pasolini ‘à la mode’, Frosini / Timpano sciorinano sul palco fatti storici, documenti e mitologie contemporanee frantumando l’utopia (già in polvere) della società post-razziale.
Come durante il colonialismo l’Africa era per la popolazione italiana un concetto o una pura astrazione, così oggi, ci dice il duo: «I profughi, i migranti, che ci troviamo intorno, sull’autobus, per strada sono astratti, immagini, corpi, realtà la cui esistenza è irreale: non riusciamo a giustificarli nel nostro presente». E i postumi dell’età coloniale ci appaiono: «Come un vecchio incubo che ritorna, incomprensibile, che ci piomba addosso, come un macigno».
Elvira Frosini e Daniele Timpano sono autori, registi e attori che decostruiscono le narrazioni della Storia, analizzando la società a partire dai molti riferimenti che costituiscono l’immaginario e la coscienza contemporanei. “Il nostro dialogo con il pubblico è basato su ciò che condividiamo, qui, oggi: la stessa ipocrisia, gli stessi cliché, le stesse paure.” Tra i riconoscimenti ricordiamo le nomination al Premio Ubu come miglior drammaturgia, ottenute nel 2012 con Aldo morto e nel 2017 con Acqua di colonia. Sempre con Aldo morto la compagnia ha inoltre vinto il Premio Rete Critica 2012 e il Premio Nico Garrone 2013 per il progetto speciale, realizzato con Romaeuropa Festival e Teatro dell’Orologio, Aldo morto 54, 54 giorni di repliche e di autoreclusione di Daniele Timpano in streaming in una cella ricostruita in teatro.

Giovedì 28 novembre
ore 19:00 incontro
ore 21:00 spettacolo

Naufragio con spettatore
Compagnia Zappalà Danza

prima tappa di Odisseo, dal progetto re-mapping sicily
liberamente ispirato al saggio “Naufragio con spettatore” di Hans Blumenberg
dedicato a Sergio
coreografia e regia Roberto Zappalà
musiche (eseguite dal vivo) J.S.Bach, C.Gounod
drammaturgia Nello Calabrò e Roberto Zappalà
danzatori Roberto Provenzano, Fernando Roldan Ferrer
al pianoforte LUCA BALLERINI | soprano Marianna Cappellani
scene e luci Roberto Zappalà |costumi Debora Privitera
responsabile tecnico Sammy Torrisi | produzione e tour manager Maria Inguscio
una coproduzione compagnia zappalà danza – Scenario Pubblico performing arts | in collaborazione con Teatro Stabile di Catania, ArtEZ (NL), uva grapes Catania | contemporary dance festival, AME Associazione Musicale Etnea
Naufragio con Spettatore è la prima tappa di ODISSEO, lavoro sull’emigrazione/immigrazione e sul rapporto che noi bianchi/occidentali abbiamo nei confronti del popolo migrante. Sia il viaggio di Ulisse che molte delle tragiche odissee del tempo presente si dislocano entrambi nella stessa mappa: il mediterraneo. Mediterraneo che vede la Sicilia al suo centro, come sempre la Sicilia è stata tra la massime produttrici di “materiale umano da esportazione” tra ‘800 e ‘900. Odisseo ha debuttato per il Teatro Stabile di Catania nel mese di gennaio 2011 ed è stato sviluppato dal coreografo in diverse tappe “pre-testi”. La prima tappa “pre-testo 1: naufragio con spettatore”, ha debuttato nell’ambito dell’uva grapes Catania contemporary network il 31 agosto 2010. Partendo dall’idea del naufragio si è approdati a concetti quali viaggio, fame/sete, morte/salvezza, assenza di spazio, oltre a riferimenti a Ulisse in quanto naufrago e unico sopravvissuto nell’isola di Alcinoo (e poi anche nel definitivo naufragio secondo la concezione dantesca), e non si è potuto non trattare la cronaca con i continui attraversamenti dei migranti e i conseguenti e tragici naufragi; da quello di Porto Palo (il più grande naufragio della storia del mediterraneo dopo la seconda guerra mondiale) a
quello del marzo 2009, con tre imbarcazioni con più di 350 migranti affondati al largo della Libia.
Spunti emotivi e riflessioni sono stati tratti anche dall’opera pittorica di Théodore Gericault “la zattera della medusa” e dal saggio “naufragio con spettatore” di Hans Blumenberg.
Compagnia Zappalà Danza. Compagnia di punta del panorama italiano, da 29 anni portatrice del pensiero artistico di Roberto Zappalà, si distingue per la disponibilità di un repertorio ampio e articolato, frutto del lavoro sinergico del coreografo, del suo drammaturgo di riferimento nello Calabrò e dei danzatori che negli anni hanno permesso la realizzazione di oltre 60 produzioni di diversa tipologia, ospitate in tutto il mondo da teatri e festival di rilievo internazionale. Caratteristica delle creazioni è anche un rigoroso lavoro sul linguaggio che nel tempo è stato costruito, denominato MoDem. Tra I premi ricevuti, il Premio Danza&Danza per “A.semu tutti devoti tutti?” e “LA NONA”. Dal 2002 la Compagnia Zappalà Danza è residente a Catania presso Scenario Pubblico, una struttura che ha consentito alla compagnia e al coreografo di ampliare e approfondire il lavoro di ricerca coreografica e di radicarsi sul territorio e nel 2015 ha ottenuto dal MIBAC il riconoscimento di Centro Nazionale di Produzione della Danza, insieme ad altre tre strutture Italiane. La compagnia è associata al festival MilanOltre per il triennio 2018-2020
2019-11-02T22:09:35+00:00
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